SELENYA: L’OMBRA DI SVADHISTHANA Capitolo 8 - SEME

in #ita2 years ago

SEME

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the six shadows of the moon
(dettaglio)


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watercolor on paper
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Rania si era sbagliata. Dopo aver vegliato l’albero di vetro per tutta quella prima notte di luna viola, il nuovo giorno raggiunse i Diarchi prima che il magico e sconosciuto frutto fosse maturo. Rania e Amal non potevano trattenersi oltre: Adhisthana e tutto il Regno attendevano la loro guida. Nessuno, in compenso, attendeva Ravi e Arvinda, giacché nessuno era ancora al corrente della loro ascesa al rango di legittimi eredi all’Amorevole Trono. Si decise, pertanto, che i giovani rimanessero accanto all’albero, mentre i Diarchi in carica tornavano al mondo esterno e a ogni ulteriore indagine in merito agli strani fenomeni che agitavano Selenya.
Per la prima volta, dopo il loro amplesso, Ravi e Arvinda erano soli, l’una nelle braccia dell’altro. Ravi sfiorò il mento di Arvinda, invitandola a volgere per un attimo lo sguardo su di lui. La baciò dolcemente e, quando aprirono gli occhi, la luce dell’albero di vetro sembrò esaltarsi animandolo più intensamente, correndo rapida sino a inondare il frutto ancora acerbo. L’albero, dunque, sembrava apprezzare le loro effusioni e i due amanti non si fermarono.
Qualche tempo dopo, appagati e sempre più innamorati, Ravi e Arvinda erano di nuovo accoccolati assieme tra le radici, con lo sguardo rivolto allo spettacolo ammaliante dell’albero che sembrava ardere dall’interno, di una calda fiamma arancio. Il frutto, prima non più grande di una prugna, appariva ora delle dimensioni di una pesca, ma non era ancora maturo. Non sapendo quanto sarebbero dovuti rimanere in quella stanza, ma decisi a non interrompere la veglia, stabilirono di riposare a turno e Arvinda riuscì a convincere Ravi ad addormentarsi per primo, con le dita della ragazza amorevolmente intrecciate tra i capelli.

Così trascorsero sei giorni, tra momenti di veglia, riposo e numerosi amorevoli intervalli. Avevano capito quasi subito che l’albero traeva forza e linfa vitale dalla manifestazione fisica del loro amore, ma abusare di questa consapevolezza, cercando di accelerarne i tempi, non aveva sortito risultato alcuno, per quanto non fosse dispiaciuto a nessuno dei due provarci. I giovani amanti dedicarono, perciò, alla più intensa preghiera solo alcuni momenti del giorno e buona parte della notte. Dopo la prima veglia congiunta, tutti e quattro concordarono che Rania e Amal avessero bisogno di una vera notte di sonno, prima di affrontare una nuova, estenuante giornata di diplomazia e delusioni. Di notte la meravigliosa stanza arancio era quindi tutta dei ragazzi e al mattino il frutto era sempre più grosso e maturo. Per il resto, trascorrevano il tempo parlando tra loro, riposando e confrontandosi con i Diarchi, quando Rania o Amal interrompevano riunioni e ricerche per portare ai ragazzi qualcosa da mangiare e aggiornarli su cosa accadeva all’esterno.
La settima notte di veglia, la passione tra Ravi e Arvinda sembrava incontenibile e i due si amarono con trasporto molto più a lungo che in ogni precedente occasione, spinti da alcun altro movente che il desiderio di appartenersi. Dopo che un orgasmo particolarmente intenso di Arvinda aveva fatto cedere al piacere anche l’amato, i due si abbandonarono, esausti ma ancora abbracciati, ai piedi dell’albero, che aveva risposto con tale vigore al loro entusiasmo da illuminare a giorno la stanza col suo bagliore arancio. Senza quasi accorgersene, pochi attimi dopo dormivano entrambi profondamente. Si svegliarono solo il mattino successivo e inizialmente non capirono cosa fosse cambiato, poi guardarono l’albero e videro che la luce al suo interno aveva smesso di danzare ed era ora dello stesso caldo e solido arancione del monolite. Solo un punto brillava ancora cangiante: il frutto, ormai maturo.
Immediatamente si alzarono, mano nella mano, per osservarlo più da vicino, pur mantenendosi a una certa reverente distanza. Era innegabilmente un mango, grande e succulento, per quanto apparentemente fatto dello stesso materiale vitreo dell’albero. Arvinda istintivamente tese una mano per coglierlo e il frutto le cadde sul palmo appena l’ebbe toccato. Il ramo da cui pendeva fletté lievemente e tornò al suo posto, mentre la ragazza avvicinava il frutto al proprio volto e quello di Ravi. Anche separato dall’albero, esso risplendeva di quel bagliore interno che ormai conoscevano bene, ma che non per questo aveva perso il suo fascino ipnotico. Lo osservarono ancora qualche momento e Ravi stava per toccarlo a sua volta quando sentirono aprirsi la porta della stanza.
Si voltarono per accogliere i Diarchi, che portavano loro la colazione, e distrattamente la mano di Ravi chiuse la breve distanza che la separava dal frutto. Non appena le mani di entrambi lo toccarono, il frutto rilasciò un ultimo, accecante bagliore, poi la luce si frantumò in una brillante pioggia arancio che inondò per qualche minuto la stanza. Quando riuscirono nuovamente a guardare, videro che il mango tra le mani di Arvinda era spaccato in due metà perfette e del tutto spente, mentre al loro interno brillava ancora soltanto il seme. Per un po’, ci fu solo silenzio nella stanza. Alla fine, fu Amal, che ancora portava il vassoio della colazione, a parlare.
“Immagino questo significhi che potete unirvi a noi per colazione.”

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Originale su Public Domain Pictures>

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Arvinda era restia a separarsi da frutto e seme anche solo per un momento, ma si lasciò persuadere a posizionare tutto al centro del tavolo mentre rompevano il digiuno tutti assieme. I ragazzi raccontarono ai Diarchi cos’era avvenuto nella notte e al loro risveglio. Era chiaro a tutti che l’albero di vetro, da sempre cuore pulsante e segreto di Svadhisthana, così come il suo frutto impossibile e quell’intenso, brillante seme dovessero racchiudere al loro interno un grande potere e fossero, forse, la chiave per risolvere il mistero della luna viola e ritrovare Kundalini Kama. L’unico problema era capire come.
I quattro decisero che fosse giunto il momento di condividere con i loro più stretti collaboratori l’esistenza del seme. Una riunione era già in programma per le prime ore del mattino e vi si recarono subito dopo colazione. Arvinda fu entusiasta di ritrovare sua madre e suo fratello alla riunione e li abbracciò con trasporto. Dal sorriso sereno di Avati e quello più canzonatorio di Kiran, che diede un paio di virili pacche sulla spalla a Ravi, i ragazzi capirono che pur se non erano stati condivisi i dettagli di dove fossero stati quella settimana, Avati e Kiran erano perlomeno stati informati del fatto che Arvinda fosse impegnata con Ravi.
Dopo l’arrivo del Raja Vizir e del Raja Senani attesero ancora, ma l’ultimo membro del gruppo, il Rettore del Culto, tardava ad arrivare. Quando il Rettore era ormai in ritardo di oltre mezz’ora, Rania chiese che venisse servito qualcosa da bere e suggerì di mandare qualcuno a cercarlo. Nel tempo necessario a convocare uno dei messaggeri del Palazzo, però, Kamal entrò nel salone tutto trafelato, scusandosi del ritardo.
“Caro Rettore,” lo accolse Amal, alzandosi per omaggiarlo. “Eravamo in pensiero. Temevamo foste caduto anche Voi vittima di qualche misterioso evento.”
“Sì e no, mio Deva.”
Il Rettore aveva il fiato corto e sembrava avesse percorso tutto il tragitto dalle sue stanze al Palazzo di corsa. Pose la mano destra sul braccio di Amal in segno di saluto, mentre cercava di riprendere fiato, e nella sinistra videro che stringeva strettamente qualcosa. Solo quando un servitore posizionò un’altra sedia accanto a quello di Kiran, i presenti si resero conto che Kamal non era solo: Vaila l’aveva seguito all’interno della stanza. Aveva un’espressione seria sul volto ed evitò studiatamente di incrociare lo sguardo dei presenti, anche se fece un breve cenno a Kiran quando questi lo salutò nel fargli spazio. Anche il Rettore si era nel frattempo seduto al proprio posto.
“Mi scuserete se ho portato con me il giovane Vaila. È uno dei miei più validi e dotati collaboratori e l’avevo ovviamente impegnato nelle indagini di nostra competenza. Era casualmente con me nelle prime ore del mattino, quando uno stranissimo fenomeno si è manifestato.”
Un mugolio preoccupato si levò dal Vizir, cui il Senani lanciò uno sguardo di disprezzo. Il Generale disapprovava ogni debolezza.
“Per vero, non credo questo particolare fenomeno sia di cattivo auspicio,” proseguì il Rettore. “Anzi, spero sia finalmente un piccolo raggio di luce nell’oscurità degli ultimi tempi. Per quanto di difficile interpretazione.” Così dicendo, il Rettore aveva poggiato sul tavolo, di modo che tutti potessero vederlo, ciò che teneva in mano. Era una boccetta di vetro con tappo di sughero, all’apparenza non dissimile da molte altre. Ciò che la rendeva particolare agli occhi di qualunque osservatore era la luce che racchiudeva. Né liquida né gassosa, la sostanza sembrava niente meno che magia imbottigliata, una sensazione acuita dal forte colore arancio brillante che emanava.
Parte degli astanti fu molto sorpresa da questa manifestazione e studiò meravigliata la boccetta, ma a Vaila non sfuggirono gli sguardi solo vagamente stupiti che si scambiarono Arvinda, Ravi e i Diarchi. “Cosa potete dirci su questa boccetta, Rettore? Come l’avete scoperta?” Chiese Ravi.
“Come dicevo, Vaila ed io eravamo nelle mie stanze, poco prima dell’alba, e cercavamo nuovi modi per evocare Kundalini Kama e riportarlo tra noi. Di punto in bianco, siamo stati sorpresi da un bagliore che ha richiamato la nostra attenzione da uno dei miei armadi di unguenti e pozioni. La boccetta era lì e brillava come la vedete. In tutta onestà, non so dirvi come apparisse prima: molti dei contenitori in quegli armadi esistono da sempre. È possibile questa boccetta si trovasse lì, dimenticata, da secoli.”
I presenti ascoltarono il breve racconto in silenzio e, quando il Rettore sembrò aver concluso, intervenne Avati. “E avete provato ad aprirla?”
“Confesso di sì,” rispose il Rettore. “Abbiamo corso un rischio: il contenuto della boccetta poteva disperdersi per sempre. Fortunatamente così non è stato. Come vedete,” continuò stappando la boccetta, “il misterioso contenuto rimane all’interno del contenitore anche se aperto.” Invero, la misteriosa sostanza saliva un poco a lambire il bordo della boccetta, ma continuava per il resto a vorticare all’interno della stessa. “Almeno fino a che non la si rovescia. Vaila!” Al richiamo del Rettore, Vaila stese sul tavolo una pergamena che aveva recato con sé e Kamal vi rovesciò sopra il contenuto della boccetta.
Tutti osservarono quella misteriosa luce liquida espandersi danzando sulla pergamena. Roteò su se stessa in fantasiosi ghirigori e si posò sul foglio, con uno sbuffo di scintille. Sulla pergamena erano apparse delle parole, in ordine sparso ma probabilmente non casuale. Questa volta, tutti i presenti si chinarono sorpresi sul tavolo ad esaminare il portento. Tutti lessero sgomenti le parole riportate sulla pergamena e nessuno vi trovò un senso particolare. Una parola specifica attirò però l’attenzione delle due coppie di Diarchi.
“Seme…” lesse Arvinda in un sussurro che riecheggiò nel silenzio della stanza. Poi aprì la mano che aveva sino a quel momento tenuto in grembo e poggiò il seme luminescente accanto alla pergamena, mentre Ravi faceva lo stesso con le due metà del frutto di vetro trasparente.

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Selenya: Le sei Ombre della Luna


Le Sei ombre della Luna
@armandosodano

Un romanzo fantasy a puntate scritto da @mirkon86, @coccodema, @gianluccio, @acquarius30, @kork75 e @imcesca.
Per recuperare i capitoli precedenti e rimanere aggiornato sulle nuove pubblicazioni, segui il profilo ufficiale di @selenya

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Cap. 1: Prologo pt. I
Cap. 2: Prologo pt II
Cap. 3: Risveglio
Cap. 4: Adulta
Cap. 5: Kama
Cap. 6: Amplesso
Cap. 7: Vaila


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